Attivo degli iscritti PD IV Municipio, 15 giugno c/o circolo Montesacro. La mia relazione.
PREMESSA
Per la prima volta cerchiamo oggi di fare una analisi del risultato elettorale del nostro partito. Credo che sia un fatto positivo, perché abbiamo un grande bisogno di capire e farci capire.
Innanzitutto abbiamo bisogno di capire il nostro Paese e quindi gli italiani, quali sono i temi che sono al centro della loro vita quotidiana, le loro preoccupazioni e le loro aspettative.
Abbiamo poi bisogno di farci capire dal Paese e dagli italiani, utilizzando un linguaggio comprensibile e facendo delle proposte chiare per affrontare la crisi economica e le emergenze sociali, reali o percepite che siano. E per programmare il futuro.
I dati elettorali non ci dicono tutto, e anzi molto di quello che ci dicono già lo sapevamo. Però sono dati, e in quanto tali ci inchiodano inesorabilmente alla realtà.
La prima realtà è che il PD è giunto ad una percentuale minima di sopravvivenza. E non perché noi stessi abbiamo posto al 26% l’asticella di questo magro obiettivo. Diciamo che stavolta i sondaggi ci hanno aiutato in questo e non hanno sbagliato.
Il punto è che il Partito Democratico ha dilapidato un enorme patrimonio di consenso, e direi, di fiducia. In un solo anno ci hanno abbandonato oltre 3 milioni di elettori. Emilia Romagna e Toscana a parte, il PDL è primo partito praticamente ovunque nel Paese.
La metà di questi elettori (uso l’accetta) ha deciso di astenersi completamente, l’altra metà si è distribuita più o meno equamente sulle altre forze politiche dell’ex maggioranza Prodi (e,in modo più residuale, sull’UDC).
Nel momento più cruciale dello scontro con il centrodestra, insomma, molti nostri elettori si sono arresi o peggio hanno percepito che noi ci siamo arresi e si sono rivolti ad altri interlocutori politici che sembrano interpretare l’opposizione in modo più netto, con parole e azioni più chiare e, a loro modo di vedere, più efficaci. E io credo che tuttavia questi cittadini abbiano in gran parte ben presente che non possono trovare lì l’alternativa e quindi abbiano voluto soprattutto lanciarci un messaggio e/o darci una lezione.
Molti di loro li conosciamo, qualcuno lo abbiamo ripreso per i capelli, come si dice. Si è turato il naso oppure si è deciso all’ultimo per un profondo senso di colpa. Onestamente pochi degli elettori PD che conosco ci hanno votato con convinzione e perché siamo ai loro occhi oggi una opposizione efficace o una valida alternativa di governo. Almeno da soli.
Abbiamo tutti decine di contatti con il nostro elettorato e io penso che sia oggi un po’ il nostro compito quello di far emergere anche in tutta la sua crudezza l’amarezza e la rabbia dei nostri elettori. E la nostra. Perché per noi si apre una lunga fase di dibattito, che se sfruttata al meglio può preparare il riscatto.
Queste nostre riflessioni, e i dati che le corroborano, dovranno essere al centro del confronto che sta iniziando nel nostro partito sulla sua leadership e sulla sua identità. Non credo che il nostro elettorato potrebbe sopportare una nuova profonda divisione di tipo meramente personalistico. Si aspetta da noi, una discussione aperta e franca ma, su alcuni grandi temi, anche unità, chiarezza e fermezza. Decisioni sulle quali essere coerenti. Una leadership autorevole e da tutti riconosciuta.
Io sono tra quelli che avrebbero preferito che il dibattito congressuale si svolgesse prima delle elezioni europee. Mi pare chiaro da questi dati infatti che, mentre noi perdevamo tempo a rinviare il confronto interno e a svolgerlo sulle testate dei giornali, i nostri elettori si sono comunque fatti da soli la loro idea del PD.
Tuttavia i dati ci dicono anche altro. Innanzitutto, che Silvio Berlusconi non è imbattibile. E se non possiamo dire che la Destra esca ridimensionata da questo risultato (il divario con noi è aumentato al 9%), certamente il suo leader comincia a dimostrare dei limiti. Il PDL non è al 45%, il centrodestra non è maggioranza assoluta nel Paese come lui aveva vaticinato in base ai suoi sondaggi (che per la prima volta sbagliano per fortuna). La sua popolarità non è certo al 75% come affermava.
Certo però la Lega avanza, sfonda il tetto delle due cifre, raddoppia le percentuali al nord e si affaccia con risultati clamorosi nelle zone rosse e nel centro Italia (in Emilia è all’11%, in Umbria al 4%, a Prato al 7%, a Rocca d’Arce in provincia di Frosinone entra addirittura in consiglio comunale). Insomma, al nord va all’attacco del PDL ma al Centro erode il nostro stesso elettorato. Non c’è bisogno che dica io con quali parole d’ordine e sollecitando quali pulsioni, che oramai evidentemente attraversano il Paese in modo quasi omogeneo.
I DATI DI ROMA E DEL LAZIO
A Roma il PD nel 2008 alla Camera ha raggiunto il 41% con oltre 690mila voti, oggi ha a malapena racimolato 400mila voti ed è inchiodato al 31,6%. Se pure volessimo raffrontare questo dato con le europee del 2004, il risultato sarebbe ugualmente impietoso (36,6% e quasi 550 mila voti).
Il PDL nella città rimane al 38% del dato delle politiche. Però è una notizia che, ad appena un anno dalla clamorosa vittoria di Alemanno, non è maggioranza nella nostra città. Il centrosinistra che ha governato Roma (e che governa la Provincia), avrebbe il 50% ancora oggi nel nostro peggiore momento. Quindi, un tentativo di avviare un dialogo con le forze di opposizione, a partire dei territori, mi sembra necessario, utile, direi inevitabile.
Nel complesso in tutto il Lazio il risultato elettorale ci presenta una Destra ad oltre il 42%, certo, ma un centrosinistra intorno al 40%. Segno che la partita per le regionali è apertissima e sul loro esito peserà non poco l’alleanza con l’UDC. Da qui dobbiamo ripartire perché non possiamo permetterci nel 2010 una nuova sconfitta.
I DATI DEL IV MUNICIPIO
Il primo dato riguarda l’affluenza al voto. In IV Municipio è stata del 56,5%, praticamente in media con il dato cittadino (56,7%) che, è bene ricordarlo, è ben al di sotto della media nazionale (66,5%). Va detto comunque che il dato dell’affluenza è molto più alto soprattutto dove si sono svolte anche consultazioni amministrative.
Per dare un po’ di numeri: il PD prende 30.916 voti (32,0%), il Popolo delle Libertà 36.874 (38,2%), Rifondazione Comunista 3.446 (3,6%), Italia dei Valori 9.532 (9,9%), l’UDC 4153 (4,3%), Sinistra e Libertà 4.008 (4,2%), Lista Bonino-Pannella 3.881 (4,0%). Nel 2008 il PD prese oltre 52 mila voti (41,8%) e il PDL più di 48mila (38,7%). Rispetto al 2008 ha disertato le urne quasi un elettore su quattro: ci sono stati infatti oltre 30mila votanti in meno.
In termini assoluti questo fenomeno ha riguardato tutti i partiti eccezion fatta per le formazioni della sinistra e per Italia dei Valori. Sommando SL e PRC-CI, si nota una crescita sia in termini percentuali che di voti assoluti: aumenta di quasi 3mila voti e raddoppia la propria percentuale passando dal 3,7% a quasi l’8%. Ovviamente questo consenso non si è trasformato in un successo politico visto che comunque nessuna delle due formazioni, presentandosi divise, ha raggiunto il 4% a livello nazionale.
Italia dei Valori raddoppia invece la propria percentuale e passa dal 5% al 10% in appena un anno conquistando quasi 3mila nuovi elettori. Senza alcun radicamento particolare e senza nemmeno una sezione!
In IV Municipio il PD passa dal 41,8% al 32% perdendo 22 mila dei 52 mila elettori del 2008.
In alcuni quartieri più tradizionalmente di sinistra la flessione è anche più grave, fino alla situazione del Tufello dove il PD perde la metà dei suoi voti: ceduti in parte alla sinistra che nel complesso balza lì dal 5% all’11%, in gran parte al non voto (appena 48% di votanti nel quartiere).
Mi pare di poter dire che invece il PDL, che quasi non perde consensi in % ma soffre come tutti dell’astensionismo, abbia manifestato un minimo calo percentuale nei quartieri tradizionalmente più neri (Talenti e Valli) e a Fidene-Colle Salario, dove è impressionante il dato dei partiti della destra che arrivano all’8%.
Tolto il dato dell’astensionismo (che si può valutare in numero di circa 12 mila), rimane da comprendere quindi dove si siano diretti ben 10mila voti. Dai dati, è chiaro che 6mila sono andati ai partiti della sinistra e a Di Pietro, i restanti alla Lista Bonino e in minima parte forse all’UDC. Insomma, per dirla grossolanamente: la metà (e qualcosa di più) degli elettori che hanno abbandonato il PD si è astenuta, dell’altra metà un terzo ha votato Di Pietro, un terzo un partito della Sinistra e un terzo i radicali. Un comportamento “schizofrenico” che certamente dà il senso di un certo smarrimento ma anche dell’eterogeneità del nostro bacino elettorale.
C’è peraltro l’impressione che da questi dati emerga (oltre alle difficoltà del PD) una maggiore esigenza, quando possibile, degli elettori di marcare la propria identità anche a costo della frammentazione; esattamente l’atteggiamento opposto a quello manifestato nel 2008. Comprensibilmente, dato che non era in gioco una proposta di governo e che il sistema elettorale europeo è proporzionale e non maggioritario.
Il PDL e l’UDC, infine, non modificano praticamente la loro percentuale dal 2008, passando rispettivamente dal 38,6% al 38,2% e dal 4% al 4,3%.
ANALISI PER QUARTIERI
Passando ad una analisi per quartieri si possono evidenziare alcuni elementi ulteriori.
Nella parte storica di Montesacro (circa 35 mila abitanti) il PD è passato da quasi il 45% (ben al di sopra della media municipale) al 32,5% (sotto tale media), perdendo circa 3600 elettori. La perdita è di circa il 12,5%. A beneficiarne sono soprattutto Sinistra e Libertà (6%) e Lista Bonino (5%).
Nel quartiere popolare di Tufello (circa 20 mila abitanti) l’astensionismo è stato certamente il dato più rilevante. Ha votato appena il 48%, con un -8% rispetto alla media peraltro già registrato nel 2008 (72% contro una media municipale dell’80%). Un dato allarmante proprio per questa sua stabilità in un quartiere nel quale in ogni seggio il centrosinistra vinceva appena nel 2006 con distacchi di centinaia di voti! Il PD rimane primo partito perdendo oltre l’11% (da 47,6% a 36,3%) e quasi la metà dei suoi voti (dal 3600 a 1900). Il PDL guadagna persino qualche consenso (da 31,9% a 32,5%). Da notare che in questo territorio SL è sopra la media di appena un punto percentuale (5,3%) e prende appena 276 voti.
Valli (circa 25 mila abitanti) è invece uno dei quartieri in cui il PDL, tradizionalmente forte, sembra soffrire di più per effetto forse del malumore di elettori tradizionalmente di destra (da 41% a 40%), mentre la perdita di consenso del Pd è nella media (da 40% a 30% ma quasi 1700 elettori in meno).
Anche nel quartiere Talenti (oltre 35 mila abitanti), fortemente di destra, il PDL ha un piccolo arretramento (da 40,4% a 39,8%) ma torna ad essere primo partito. Il PD perde quasi 2mila voti ma meno della media municipale (-9%, da 40,8% a 31,8%). Insomma l’emorragia di voti del PD si concentra sui quartieri tradizionalmente più “rossi”.
A Nuovo Salario (40 mila abitanti) la perdita in voti assoluti per il PD è di oltre 3500, passando dal 43% al 33,7%, dato che rimane tuttavia sopra la media municipale e cittadina. Anche qui il PDL ora è avanti (38,3%).
Anche a Vigne Nuove la perdita di voti ha oltrepassato i duemila (-9%) portando il PD a poco più del 31% (PDL al 38% anch’esso in leggera flessione, -2%).
A Castel Giubileo il PD perde quasi la metà dei voti e va dal 39% al 29%, e il PDL cresce fino a sfiorare il 42%.
Tra Fidene e Colle Salario la perdita per il PD è stata del 10% ma il PD scende sotto il 30%. In questo quartiere il PDL perde l’1%. Ma il dato più impressionante è che nel complesso le formazioni di destra ottengono in questi seggi quasi 650 voti e circa l’8%.
A Settebagni il calo del PD lo fa scendere al 29% e lo porta a quasi -15% dal PDL.
Nei seggi di via di Settebagni infine (zona Bufalotta e alcuni nuovi insediamenti di Talenti) il PD perde circa l’8% (arrivando al 31%) ma anche il PDL perde il 2% (41%).